venerdì 11 gennaio 2013

Quando l'epitaffio diventa arte: l'ultimo saluto di grandi personalità

Ci sono personaggi e personalità che nessuno dimenticherà mai. Alcuni, come si suol dire, vivranno per l’eternità nei ricordi della gente, sui libri di storia, attraverso le loro opere o ciò che hanno lasciato in terra. Come disse un certo Gladiatore, interpretato da Russell Crowe, “quello che facciamo in vita riecheggia per l’eternità”. E se non bastasse meglio lasciare qualche altra traccia di noi e di quello che siamo stati. Una frase, un ricordo, una battuta, scolpita sulla pietra, lì dove le generazioni future verranno a cercarci e, si spera, rimpiangerci. Molti personaggi, più o meno famosi, hanno lasciato un ultimo segno originale di se, le ultime parole, l’epitaffio.

Parliamo di personalità storiche come Alessandro Magno, grande condottiero, Re di Macedonia, un uomo che tentò per tutta la vita di creare un impero che si estendesse su ogni regione allora conosciuta. La sua epigrafe tombale rappresenta bene questo sentimento recitando: Un sepolcro ora basta per colui al quale il mondo non era abbastanza grande”. Parliamo di un grande artista come Raffaello Sanzio, morto nel 1520, il cui sepolcro potete visitare all’interno del Pantheon di Roma. L’epitaffio in questo caso fu scritto da Pietro Bembo, Cardinale, scrittore e umanista dell’epoca: “Qui giace Raffaello: da lui la natura temette di esser vinta, ora che egli è morto teme di morire”. Un altro personaggio storico, il pastore protestante e attivista statunitense Martin Luther King, ricorda il razzismo e le catene che tenevano legati a quei tempi gli uomini di pelle nera: “Sono libero, finalmente libero. Grazie a Dio sono finalmente libero.”

Numerosi sono gli scrittori e letterati che hanno usato questa forma originale di ultimo saluto. La lapide di Emily Dickinson, ad esempio, riporta un breve ma efficace “Called Back”, “Richiamata”, quella di un altro statunitense, il poeta Robert Frost, un più elaborato “Ebbi una lite d’innamorato col mondo”, tratto dall’ultimo verso della sua poesia The lesson for today. Dorothy Parker, anche lei americana, chiede invece perdono ai visitatori dichiarando “scusate la polvere”. L’epitaffio di Charles Bukowski, morto più recentemente, nel 1994, sintetizza invece lo stato d’animo malinconico e disilluso che lo accompagnò in vita, con un laconico “Don’t try”, “Non provare”. A Roma, nel cimitero acattolico, è possibile visitare la tomba di John Keats, poeta inglese celebrato anche dal film L’attimo fuggente, e leggere “qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua”. Sempre nel nostro paese, ma spostandoci a Torino, troviamo il luogo di sepoltura di Primo Levi che riporta il numero “174517”, numero identificativo che portava tatuato sul braccio durante gli anni di prigionia ad Auschwitz. Volando e attraversando l’Europa fino in Gran Bretagna ci sarà possibile visitare il sepolcro di William Shakespeare, che riporta un epitaffio più studiato dei precedenti: “Good frend, for Jesus sake forbeare, to digg the dust enclosed heare. Blest be ye man yt spares thes stones, and curst be he yt moves my bones.”, tradotto “Caro amico per amor di Gesù, rinuncia a scavare la polvere che qui è racchiusa. Benedetto colui che risparmia queste pietre e maledetto chi muoverà le mie ossa”.

Altri artisti dall’epitaffio originale sono Marcel Duchamp (pittore e scultore francese) con un ironico “D’altronde sono gli altri che muoiono”, il cantante Frank Sinatra con “the best is yet to come” o la lapide del nostro Fabrizio De Andrè, che riporta la celebre frase di Via del campo “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

Tra gli uomini di scienza troviamo alcune tra le più singolari epigrafi. Benjamin Franklin, che fu scienzato e politico, riassume le sue gesta in vita lasciando inciso “Strappò il fulmine al cielo e lo scettro ai tiranni”Ma sono i sepolcri di Ludwing Boltzmann e di Werner Heisenberg i più particolari. Il primo riporta la sua formula per l’entropia nella sua forma moderna “S = k log W”, il secondo scrive invece “Giace qui da qualche parte” in riferimento al suo celebre principio di indeterminazione, secondo il quale non è possibile indicare simultaneamente posizione e quantità di moto di un corpo.

Il premio simpatia va però a due conterranei. Il conduttore televisivo Gianfranco Funari, che finalmente, dopo tutta una vita può dire “Ho smesso di fumare”, e il grande attore italiano Aldo Fabrizi, “Tolto da questo mondo troppo al dente”.


Articoli correlati per categorie



0 commenti:

Posta un commento